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Draghi, missione compiuta: ora al voto?

Come sia nato il governo Draghi è noto a tutti. O, almeno, tutti abbiamo seguito le vicende che hanno portato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a dire no ad elezioni anticipate, motivando tale decisione con la fase acuta dell’emergenza sanitaria.

Più o meno nelle stesse condizioni si è votato negli Stati Uniti e in molti altri Paesi, come in Inghilterra, ad esempio.

Draghi, voluto un po’ da tutte le forze politiche, qualcuna magari con meno entusiasmo di altre, aveva essenzialmente due compiti da svolgere:

1)portare a compimento il PNRR per accedere ai fondi del programma Next Generation Eu

2)gestire la campagna vaccinale

Molto improbabile che il suo governo possa affrontare il tema delle grandi riforme. Un governo di salute pubblica, con tutti dentro, (con l’eccezione di FdI), difficilmente può giungere a sintesi in presenza di enormi distanze sui grandi temi.

Basti pensare a quanto accade per il DDL Zan!

Si parla poi insistentemente di un passaggio dell’attuale Presidente del Consiglio da palazzo Chigi al Viminale.

Il semestre bianco, durante il quale non è possibile sciogliere le Camere, dovrebbe partire dal 31 luglio p.v.

Una situazione complessa con tempi molto stretti. Va anche considerato che sarebbe più opportuno che il nuovo Presidente della Repubblica fosse eletto da un Parlamento pienamente legittimato dal voto popolare.

L’attuale legislatura scade nel 2023. La soluzione migliore sarebbe quella di una proroga di un anno del mandato di Mattarella, anche se l’interessato avrebbe fatto intendere di non essere disponibile.

L’attuale Parlamento non rappresenta più il sentire popolare. Questo uno degli ultimo sondaggi

Le intenzioni di voto degli italiani secondo l’istituto Tecnè aggiornate al 21 giugno 2021

Lega Nord: 20,7%
Fratelli d’Italia: 20,3
Pd: 19,0
M5S: 15,7
Forza Italia: 9,2
Azione: 3,2
Sinistra Italiana: 2,2
Italia Viva: 2,0
Verdi: 1,7
+Europa: 1,3
Coraggio Italia: 1,1.

Probabilmente altri istituti di ricerca avranno dati diversi ma i grandi numeri sono questi.

Andare al voto sarebbe oggi un esercizio di reale democrazia. A prescindere dalle appartenenze.

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