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Dante e San Bernardo al cospetto di Dio

Di Paolo De Stefano*

Alla immagine e alla “milite santità” di San Bernardo, Dante, nel Paradiso, dedica ben tre canti; gli ultimi tre canti del suo viaggio alla dimensione e visione di Dio.

Il Prof. Paolo de Stefano

Nel canto XXXI° appare San Bernardo (52-69). Dante pensa di avere accanto Beatrice, ed invece, a lui vicino, è il Santo dei Templari che invita il poeta a guardare più in alto e vedrà la sua Donna in quel seggio dell’alto Paradiso a Lei assegnato.

Ella è nella “Candida rosa”.

Bernardo (94-117) è il fedele che arde di amore e sarà colui che farà la grazia di intercedere con una “orazione” affinché Dante possa contemplare, sempre se Dio lo vorrà, il suo “trino volto”.

Dante resta attonito nel seguire Beatrice là in alto con le altre donne beate.

“E la regina del cielo, ond’io ardo / tutto d’amor, ne farà ogne grazia, / però ch’io sono il suo fedel, Bernardo” (100-102).

Dante sceglie Bernardo perché per lui è il vero “Sene” che più degli altri, puó impetrare dalla Vergine l’intercessione presso Dio affinché il poeta possa portare (figgere) gli occhi nell’abisso della divinità.

Bernardo è un “con-templante”.

Il termine “Sene” dal latino “Senex” non è “vecchio” e non è “veglio” ma vuoi dire “venerando”, degno della massima stima.

Ed era termine usato dai Templari: e Dante pensò che l’ordine dei Templari con i suoi “adepti” potesse politicamente far ritornare il Papato alla sua evangelica purezza. Il che era proprio nei voti dell’Ordine. Altrimenti sarebbe stato l’imperatore Arrigo VII a mettere ordine in Italia, che era “nave senza cocchiere in gran tempesta” (Purgatorio, VI, 77).

Nel canto XXXII Bernardo spiega la distribuzione dei Beati nella “rosa celeste”.

E, quindi, afferma la necessità di invocare l’intercessione della Madonna a pro di Dante perché possa contemplare o, almeno, vedere il Sommo piacere dello “spirito” che è Dio.

E siamo all’ultimo canto del Paradiso il XXXII’ che si apre con la “preghiera alla Vergine” che il Santo pronuncia per Dante e con Dante al suo fianco.

Con ardente affetto innalza alla Vergine un “inno” di lode, esaltandola come la più alta della creature, destinata “ab eterno” ad essere la madre di Cristo. Bernardo invoca alla fine la protezione della Vergine affinché “il sommo piacer li si dispieghi” (v. 33).

Il canto, come è noto, si chiuderà con il desiderio di Dante di vedere Dio e con la volontà (“velle” di Dio) di farsi vedere, Lui “amor che move il sole e le altre stelle” (v.145).

L’opera di Dante, il canto sublime del poeta verso quel Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola è ormai concluso. E nella mente umana, come nel cuore dell’uomo, non viene , né verrà mai meno quell’ardente “disio” senza il quale la esistenza terrena non avrebbe aneliti verso la esistenza celeste.

I tre canti finali dell’ultima cantica (si badi al “fatale” numero “tre” in tutta l’opera dantesca) sono, con la preghiera alla Vergine, madre e figlia del suo figlio, non solo la chiusura del celebre poema, ma l’unica via di salvazione che Dante, rinnovellato, pone agli uomini di buona volontà.

E ritorna fra gli uomini, dopo aver, con la sua immensa poesia, tracciata la via della redenzione del peccato di Adamo.

E Bernardo è lì, ad accogliere in Dante noi tutti degni di salire al cielo e “con­templare” Dio nella sua immortale forza di amore.

*Prof Paolo De Stefano, già preside, studioso, scrittore, autore di saggi, presidente onorario del Comitato Dante Alighieri di Taranto, affiliato con la Società Dante Alighieri di Roma.

Foto di DANIELA RAMIREZ MANOSALVA da Pixabay

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